Dott. Riccardo Simoni


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CREATIVITA' E FOLLIA

I MIEI APPUNTI




CREATIVITA' E FOLLIA



Prima di tentare una proposta riguardo questo tema è necessario proporre alcune precisazioni riguardo ai due termini.

LA CREATIVITA'



La parola creatività ha in tutte le lingue un senso molto generico, che indica una qualsiasi forma di causalità produttiva: quella di un artigiano o di un artista, come quella di Dio. Il suo significato specifico come particolare forma di causazione, è contrassegnato: primo dalla mancanza di necessità dell'effetto rispetto alla causa che lo produce;secondo dalla mancanza di una realtà presupposta all'effetto creato, oltre quella della causa creatrice e in questo senso si dice che la creazione "è dal niente" (ex-nihilo); terzo dalla inferiorità di valore dell'effetto rispetto alla causa;e quarto e ultimo, dalla possibilità che uno dei termini del rapporto o entrambi cadano fuori dal tempo.
L'accadere della creatività secondo regole è ciò che la distingue dall'arbitrarietà. La psicologia si è occupata fin dal suo nascere della creatività umana con un interesse pari a quello dimostrato dalle altre discipline antropologiche. Tuttavia fino a tempi assai recenti, i suoi contributi apparivano disorganici e dispersi in trattazioni e ricerche centrate su altri temi : il pensiero, la genialità, l'intelligenza artistica, l'immaginazione, l'invenzione, la sublimazione, la dinamica del profondo, l'originalità, e molti altri ancora. Oggi la posizione si è rovesciata ed è sotto il tema della creatività che vanno cercati i contributi più aggiornati proprio su questi argomenti. Il termine creatività è un termine dotato di un vasto alone semantico che serve a denotare una caratteristica saliente del comportamento umano. La creatività, spesso evidente in alcuni individui capaci di riconoscere, tra pensieri e oggetti, nuove connessioni che portano a innovazioni e a cambiamenti.
Il criterio dell'originalità, presente in ogni attività creativa, non è sufficiente se è disgiunto da una legalità generale che consente all'attività creativa di essere riconosciuta da altri individui. Si ritiene che le capacità di solito comprese sotto il concetto di creatività, non costituiscono una categoria del genio o delle persone di talento, ma che in tutti i soggetti, in misura diversa ne siano potenzialmente provvisti. Il problema di fondo è di non mortificare tali potenzialità e anzi di apprestare le condizioni ambientali che possano stimolarne e favorirne l'esplicitazione. Taluni pedagogisti segnalano tuttavia i rischi di unilateralità che una educazione centrata sulla creatività comporta, soprattutto se questa induce a trascurare l'apprendimento sistematico delle conoscenze. Secondo j. P. Guilford, l'iniziatore degli studi sulla intelligenza creativa, la creatività sarebbe caratterizzata da nove fattori principali : particolare sensibilità ai problemi; capacità di produrre idee; flessibilità dei principi; originalità nell'ideare; capacità di analisi; capacità di sintesi; capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze;ampiezza del settore ideativi; capacità di valutazione.
Gli studi sulla creatività presero avvio dall'esigenza di analizzare quegli aspetti dell'intelligenza che i tradizionali strumenti di misurazione, basati prevalentemente sul ragionamento logico, non erano in grado di evidenziare. Le prime ricerche in tal senso furono avviate da M. Wertheimer che si occupò del pensiero produttivo che si realizza attraverso opinioni che non sono frammentarie ma sempre in relazione a un fondamentale carattere di insieme, funzionano in rapporto ad esso e sono determinate dalle esigenze strutturali richieste da una situazione sensata. Producendo dei cambiamenti dei miglioramenti nel quadro di una o più idee , il pensiero produttivo tende a chiudere i sistemi e a consolidarli i come unità. La sua peculiarità consiste nel rendersi conto delle caratteristiche strutturali e delle esigenze della struttura; nel procedere in accordo con queste esigenze e nel farsi guidare da esse; nel cambiare la situazione nella direzione dei miglioramenti strutturali. M. Wertheimer riconosce al pensiero produttivo carattere esplorativo e di avventura che apre nuove soluzioni al di fuori della soluzione data, coinvolgendo una molteplicità di aspetti cognitivi. Un altro tentativo in tal senso fu operato da J.P. Guilford con gli studi sul pensiero divergente che, a differenza di quella convergente che tende a l'unicità della risposta a cui tutte le problematiche vengono ricondotte, presenta originalità di idee, fluidità concettuale, sensibilità ai problemi, capacità di riorganizzare degli elementi, produzione di molte risposte diverse fra loro. Il pensiero divergente, in cui si esprime la creatività, che entra in gioco quando i processi convergenti si sono sviluppati al punto da permettere un'adeguata padronanza del settore di applicazione. Fino a una determinata soglia intellettiva, nei due tipi di pensiero esiste una stretta interdipendenza che tende a diminuire a livelli molto alti di intelligenza che può permettere la coesistenza coerente di idee sia convergenti che divergenti contemporaneamente, tese a illustrare o risolvere un problema.

LA FOLLIA



La relazione tra genio e follia fu messa in luce nel 1864 da Cesare Lombroso che dimostrò come Cellini, Goethe, Vico, Tasso, Newton e Rousseau erano stati soggetti ad attacchi di pazzia, concludendo che la genialità era espressione di una psicosi degenerativa. Karl Jaspers che ha esaminato la stessa relazione in Nietzsche, Strimberg, Van Gogh, Holderling e Swedeborg, scrive: " Lo spirito creativo dell'artista, pur condizionato dall'evolversi di una malattia, è al di là dell'opposizione tra normale e anormale e può essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dal difetto della conchiglia: come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirando nella perla, così, di fronte alla forza vitale di una opera, non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita".
S. Freud parte dall'ipotesi secondo cui creatività e perversione si radicano nello stadio pregenitale dell'evoluzione psichica, ipotizza che le due figure abbiano in comune la ribellione alla legge fondamentale promulgata dal complesso edipico in cui, sia la perversione, sia la creatività,vivono in un regime di doppia verità che da un lato riconosce la realtà, dall'altro la sconfessa risolvendola in un regime di falsificazioni idealizzante, indispensabile per una produzione creativa.
La condizione pregenitale viene inoltre letta come il caos prima del cosmo regolato dalle leggi, per quelle a creatività attinge nel caos per riformulare il cosmo. S:Freud pone la creatività in relazione ai processi psichico primario (infantile) che, rispetto a quello secondario (adulto) è presieduto dall'Io e dallasua logica, sono alogici e simili ai giochi infantili, ai sogni e ai sintomi nevrotici dove, in forma mascherata si esprimono desideri e, fantasie e conflitti inconsci del soggetto. A differenza del nevrotico, l'artista trovato modo di esprimere i contenuti del proprio inconscio attraverso quella via, la sublimazione, dove stabilisce un rapporto tra mondo immaginario e realtà. Il mondo creativo resta comunque per Freud è un mondo che si origina per superare uno stato di tensione psichica. A questo modello si ispira anche la teoria di M. Klein secondo cui l'attività creativa può essere o di tipo depressivo e quindi porsi come tentativo di riparazione delle fantasie distruttive ,o di tipo schizoide, analoga, nei suoi meccanismi di formazione, alle produzioni deliranti degli schizofrenici. Queste spiegazioni non riescono comunque a dar conto del perché non tutte le manifestazioni dell'inconscio sono creative, ma soltanto alcune si trasformano in opere d'arte comprese e apprezzate dalla collettività. A questo interrogativo ha tentato di rispondere E. Kris il quale sposta il terreno della produzione artistica dai processi primari dove l'aveva collocata Freud a quelli secondari dove l'Io mette in atto una regressione attiva e consapevole che gli consente di attingere alla dimensione incoscia e di utilizzare i meccanismi dei processi primari (come la condensazione e lo spostamento), solitamente in azione nei sogni, al servizio della produzione artistica.
C. G. Jung, rifiutando l'accostamento creatività-nevrosi, scrive: per dare all'opera ciò che le è dovuto, è necessario che la psicologia analitica escluda completamente ogni pregiudizio di carattere medico, perché l'opera d'arte non è una malattia e quindi richiede un orientamento del tutto diverso da quello medico. L'orientamento esclusivo verso i fattori personali, è richiesto dalla ricerca della Causalità personale, ma non è assolutamente assimilabile all'opera d'arte, perché qui non si tratta più di un essere umano, ma di una produzione che va oltre l'individuo. La vera opera d'arte tra il suo significato particolare dal fatto che riesce a liberarsi dalla stretta e dall'ostacolo di quanto è personale, lasciando lontano da sé ogni elemento caduco della pura personalità. Creativo è allora colui che nel prodotto creativo riesce a emanciparsi dalla la propria individualità, per divenire interprete di motivi universali dell'umanità che in lui inconsciamente si attivano.

L'AVVENTO DELLE NEUROSCIENZE : IL SOGGETTO E IL DISTURBO

Le neuroscienze attuali e l'avanzamento della conoscenza sulle funzioni fisiologiche del cervello e sulla fisiopatologia delle malattie mentali forse può aiutarci nel chiarire il rapporto fra la creatività e la follia. La visione moderna della "follia"si attua all'interno della medicina e della psichiatria. Il modello medico di malattia (cerebrale) ha permesso una esplorazione razionale e precisa della mente e dei suoi stretti rapporti con il cervello "organo informatico"che ordina il rapporto tra mondo esterno e mondo interno del soggetto umano.
Oggi sappiamo come le malattie mentali siano in realtà malattie biologiche del cervello che alterano la percezione della realtà e il rapporto del soggetto fra sé e il mondo. Attualmente le conoscenze neurobiologiche più importanti e definitive sono nei riguardi dei Disturbi Affettivi (meglio noti nelle due categorie della Ansia della Depressione). Tali conoscenze ci obbligano a considerare come, in realtà, Ansia e Depressione siano dei disturbi che affliggono il soggetto, la persona. I Disturbi dell'Affettività hanno svelato una comune fisiopatologia in quanto causati da una malattia neurodistrofica a carico del Sistema Libico. Oggi è una malattia non solo ben conosciuta dalla medicina, ma perfettamente curabile e spesso guaribile in modo definitivo, a patto di usare correttamente i farmaci antidepressivi, pratica che purtroppo non è ancora diffusa nel nostro paese. La possibilità di " togliere " una malattia, ci fa pensare come il soggetto affetto in realtà conviva con un disturbo (di cui può essere cosciente o meno), ma che comunque produce in lui degli effetti. Per quanto detto in precedenza risulta chiaro che la creatività ha la sua sede nel soggetto. Il talento creativo è una prerogativa, una qualità intrinseca al soggetto stesso: è il soggetto che è creativo, non la malattia. Il soggetto affetto può quindi decidere se narrare o meno la sua difficile vicenda di convivenza con il dolore mentale, oppure tacere. La malattia è di per sé un deficit, spesso molto doloroso; in quanto tale non è creativa, ma può produrre un effetto che su un soggetto particolarmente dotato e motivato può costituire il materiale, anche privilegiato, per una narrazione o per un atto creativo. Kafka, Van Gogh, Edward Munch, per esempio, sono soggetti che sono stati colpiti da una tipica malattia mentale di cui oggi conosciamo le basi cerebrali, e che si denomina Depressione Unipolare o Depressione Endogena che li ha costretti ad una esperienza assolutamente straordinaria di " follia ". Ognuno di questi soggetti ha narrato in modo assolutamente soggettivo e creativo l'esperienza personale dell'incontro con la malattia mentale: Kafka ha creato la "Metamorfosi" tramite una sua personale e straordinaria macchina narrativa ; Van Gogh è riuscito a trovare i colori e le scene per illustrarci l'esperienza della "percezione delirante"(o Wahanstimmung" degli Autori tedeschi) ; Munch ci ha urlato il suo orrore all'ingresso inaspettato e terribile nel nero tunnel della depressione che da quel giorno, durante una piacevole passeggiata con gli amici sulla riva del lago, lo ha accompagnato per tutta la vita.




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