Dott. Riccardo Simoni


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EMOZIONI, PAURE E FOBIE

I MIEI APPUNTI




EMOZIONI PSICOLOGICHE E PATOLOGICHE





La funzione centrale della effettività con le sue componenti di umore ed emozione è quella della promozione della sopravvivenza.
L'attivazione o la disattivazione energetica a acuta o fasi costituita dalle emozioni, e l'attivazione o la disattivazione energetica basale o tonica costituita dall'umore, hanno lo scopo di produrre comportamenti o comunicazioni in grado di migliorare le possibilità di sopravvivenza dell'individuo e della specie.
Si può definire patologica la effettività in grado di ostacolare la produzione di un comportamento funzionale alla sopravvivenza e quindi fonti di disfunzione dell'individuo.
Le manifestazioni fenomenologica e meccanismi funzionali alla base delle emozioni fisiologiche tra come per esempio la paura, e di quelle patologiche corrispondenti come la fobia, sono concettualmente diverse anche se vi sono aree discrete di sovrapposizione.
La distinzione tra emozioni fisiologica e patologiche si basa su vari criteri:
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la durata: le emozioni fisiologiche sono di breve durata (minuti- ore), quelle patologiche tendono a persistere più a lungo (giorni- settimane). L'Umore patologico persiste invariato più a lungo di quello fisiologico.
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la congruità: l'umore fisiologico sintonico con l'ambiente esterno (avvenimenti) e con l'ambiente interno (pensieri e rappresentazioni mentali), mentre l'umore patologico è distonico. Nelle emozioni normali gli stimoli che le inducono sono congrui con l'emozione indotta, mentre nel caso delle o emozioni patologiche le reazioni sono in appropriate o esagerate, cioè caratterizzate da una eccessiva persistenza e da un profondo radicamento nella vita psichica dell'individuo.
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modulabilità: l'emozioni fisiologiche sono cumulabili secondo la razionalità o modificabili in seguito al sopraggiungere di nuovi stimoli, mentre le emozioni patologiche tendono essere indipendenti dalla modulazione e indifferenti all'effetto di nuovi stimoli subentranti lui. L'Umore fisiologico risente delle condizioni interne o esterne, mentre quello patologico è impermeabile e immodificabile. Nella depressione si ha infatti la perdita della normale capacità di oscillazione dell'umore tra il polo dell'allegria è quello della tristezza: nella depressione clinica l'umore resta ancorato al polo della tristezza che qualunque tentativo di modificarlo risulta vano.
- recupero post- emotivo: le emozioni fisiologiche sono fasi che e durano un tempo limitato in risposta allo stimolo quelle indotte e ritorno all'umore di base è rapido. Emozioni patologiche hanno invece tempi di recupero molto più lunghi.
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profondità: l'emozioni fisiologiche sono caratterizzati da una sintonia tra l'intensità del vissuto soggettivo motivo il significato dello stimolo a che le ha provocate. Invece le emozioni patologiche sono in di sintonia e si può variare da una vissuto superficiale a un tessuto eccessivamente coinvolgente. (caso tipico: la personalità maniacale o ipertimica che ride ai funerali o viceversa il depresso che si dispera e sta male anche alla festa del suo compleanno).
L'espressione di queste funzioni mentali avviene attraverso meccanismi all'atomo funzionali automatici e regolari di attivazione del corpo, quindi non facilmente mascherati con l'intenzione. Le persone individuano la rabbia, la paura, la gioia e la tristezza come elementi primari costitutivi della vita affettiva, dotazioni e caratteristiche antropologiche di base comuni a tutti i popoli del mondo. Anche il disgusto la sorpresa fanno parte dell'emozioni di base. Il disgusto è una mozione che nella sua condizione patologica può essere legata allo sviluppo di ossessioni- composizioni e condotte forbice di versamento mentre la sorpresa sembrerebbe principalmente legata al concetto di attenzione e orientamento. Le aree di indagine principali della semeiotica dell'emotività includono l'espressività e iniziativa motoria.

Espressività.

Risposte somatiche involontarie mediate dal sistema nervoso autonomo, presentano aspetti comuni a molte emozioni (tachicardia) ma anche costellazioni specifiche per ogni individuo (tachicardia+ mani calde= rabbia; tachicardia+ mani fredde= paura). Individuare segnali somatici della attivazione ora del sistema nervoso parasimpatico ora di quello ortosimpatico può aiutare la persona a capire l'emozione che guida il comportamento dell'interlocutore.
Mimica facciale: sicuramente è uno degli indici più importanti per la valutazione dello stato emotivo di una persona. Infatti la muscolatura perioculare si caratterizza per un controllo sostanzialmente emotivo dei suoi movimenti e quindi l'espressione dello sguardo può essere considerata una genuina evidenza dello stato emotivo. È noto come tale gruppo di muscoli si attiva nella risata spontanea mentre resta inattivo quando si chiede un soggetto di sorridere volontariamente. Ogni emozione ha la sua costellazione tipica di movimenti facciali: la rabbia è caratterizzata da uno sguardo fisso sull'oggetto, dirottamento della fronte delle sopracciglia, disegnare ed enti scoprendo di due canini, mentre il disgusto si caratterizza per le labbra protruse con le narici strizzate e gli angoli della bocca stirati verso il basso
La mimica facciale è una reazione automatica e rapida che precede la descrizione cognitiva e può essere un buon indice dell'emotività nei soggetti che mentono o nascondono lo stato emotivo.
Gestualità
: può essere un buon indice energetico dell'individuo. La ricchezza testuale del soggetto con umore allegro o ansioso e la scarsità gestuale di quello con umore triste e sono ben noti. Ovviamente, in questo caso sarà importante avere un'idea delle modalità espressive mimico- gestuali di ciascuno, vista la significativa variabilità fra gli individui. È importante sottolineare che la gestualità compare prima dell'espressione verbale del soggetto e nonostante i tentativi di nascondere le emozioni.
Postura: intesa come rapporto reciproco tra muscolatura e apparato scheletrico, sicuramente uno degli aspetti più visibili dello stato emotivo- affettivo di un individuo. Il tono muscolare, che rappresenta l'elemento di sostegno dell'apparato scheletrico, può essere un buon indice del tono energetico di un individuo. Un tono muscolare sostenuto indicherà uno stato di eutimia espressa anche in un atteggiamento stenico, una postura astenica traduce visibilmente un basso livello di energia, come espresso nel paziente depresso. In questo senso la stazione eretta è un buon indice di forza mentale e dunque positività, al contrario una postura accasciato raccolta su di sé è indice di uno stato depressivo o inibito.
Eloquio: gli aspetti formali dell'eloquio sono molto più importanti rispetto al suo contenuto, che può essere falsificabile o menzognero. Il timbro della voce, l'intonazione, la ricchezza o la povertà del vocabolario utilizzato, l'affluenza spontanea o interlocutoria sono alcune delle principali caratteristiche dell'eloquio indicative dello stato emotivo- affettivo. Il tono del discorso e quindi l'aspetto comunicativo non verbale è più importante dell'aspetto meramente verbale.
Per esempio, un soggetto depresso avrà un tono di voce sommesso, utilizzerà un vocabolario povero e ripetitivo con risposte laconiche mostrando un ritardo nel rispondere alle domande, anche se le sue risposte saranno sensate.

Iniziativa motoria.

Un altro importante indice del livello energetico dell'individuo è la reattività del comportamento. La reattività muscolare e comportamentale a stimoli nuovi dimostrano interesse, vigilanza, o sorpresa. Un soggetto ansioso dimostrerà un intenso riflesso di trasalimento agli stimoli improvvisi (temperamento fobico) mentre il soggetto triste dimostrerà una reattività ridotta (temperamento depressivo).
Movimenti finalizzati: sono i movimenti che conducono a una azione orientata verso un obbiettivo. In questo caso l'incapacità di portare a termine delle azioni può essere segno di una alterazione del tono dell'umore legato al rallentamento psicomotorio o al contrario a una eccitazione psicomotoria tipica degli stati maniacali e alla facile di stabilità che li caratterizza.
Comportamenti di interessamento: sono comportamenti che l'individuo preventivamente mette in atto in risposta a determinati stimoli emotivi percepiti come nocivi o pericolosi. Tali comportamenti sono tipicamente difensivi e sono adottati per evitare le tipiche reazioni emotive negative generate dall'ansia: il soggetto evita di cimentarsi con gli oggetti e le situazioni disturbanti.

Paura e fobia

l'evoluzione ha dotato il sistema nervoso dei mammiferi del sistema limbico, cioè di una serie di sistemi finalizzati a rispondere a pressioni selettive presenti nell'ambiente, allo scopo di favorire il proseguimento della specie tramite la salvaguardia dell'individuo. Il sistema funzionale della sopravvivenza comprende schemi di regolazione, base innata, e dispositivi che mediano l'attuazione di pattern comportamentali integrate e idonei alla risoluzione di problemi adattivi. Si ritiene che nell'essere umano operano diversi sistemi, tra cui il sistema della sopravvivenza, della riproduzione, della cooperazione, dell'accudimento e il sistema agonistico/ competitivo. Ogni sistema caratterizzato da specifiche motivazioni o scopi biologici, da eventi fisiologici e psicologici che sono parte integrante dei comportamenti finalizzati; da fattori esterni e interni che innescano e modulano i processi associati a ciascun sistema. Nell'essere umano o livello di elaborazione delle informazioni ambientali e degli scenari presenti e futuri ha raggiunto il livello di particolare complessità, per cui il termine sopravvivenza va inteso in senso allargato, non solo come lo scopo breve termine da raggiungere in presenza di un pericolo, ma anche lo scopo verso cui finalizzare comportamenti complessi strategie future, selezionare scelte favorevoli ed evitare scelte relative. Il sistema della sopravvivenza come sistema ad attivo è basato su una valida strategia di anticipazione del pericolo; quindi in questo senso il sistema funzionale di sopravvivenza implica un livello energetico elevato e una valenza piacevole (eutimia= normale tono dell'umore).

Ansia.

L'ansia normale o allerta è quello stato di attivazione psicofisica che caratterizza le situazioni in cui l'individuo si confronta con la valutazione del rischio riguardo un pericolo o a un problema non contingente ma potenziale. L' ansia normale è è quella tensione energica che attiva il processo della ponderazione del bilancio costi/ benefici o ricompensa/ punizione in relazione alla scelta di strategie comportamentali idonee a specifiche situazioni. Il fenomeno dell'ansa patologica è legata alla disfunzionalità di tale sistema e alla inappropriata modulazione del processo valutativo del rischio, con un costante sbilanciamento verso la valutazione negativa delle aspettative future con una persistenza di un umore ansioso che poi permea in modo pervasivo e disagevole l'esperienza soggettiva dell'individuo.

Paura; Lotta fuga e finta morte.

LA paura è una emozione primaria che la funzione adattiva di segnalare la presenza di un pericolo contingente e di favorire la messa in atto della risposta più idonea per affrontarlo come lotta o la fuga. Il funzionamento patologico e l'anomala modulazione dei meccanismi della paura sta alla base del fenomeno psicologico della fobia.
La paura è un fenomeno affettivo che serve per preparare all'azione in relazione al significato vitale degli stimoli potenzialmente pericolosi e permette di comunicare il pericolo agli altri individui. La paura è accompagnata da una complessa rete di correlati fisiologici, essi stessi funzionari, poiché predispongono un organismo a due possibili reazioni: la fuga dall'oggetto pericoloso (la preda fugge dal predatore) o l'attacco, sia difensivo che predatorio.
l'espressione di paura è caratterizzata da fissità dello sguardo, dilatazione della pupilla, sopracciglia adottate; in casi particolari, il soggetto è visibilmente tremante e presenta abbondante sudorazione; la postura è alterata dalla contrazione della muscolatura. Dal punto di vista dei correlati fisiologici, si può osservare una serie di variazioni al livello del sistema vascolari quali vasocostrizione e vaso dilatazione periferica, accelerazione o decelerazione del battito cardiaco e del ritmo respiratorio, elevazione o drastico abbassamento della pressione arteriosa, variazioni del diametro compilare, in che elemento della sudorazione e alterazioni della conduttanza cutanea, contrazione dello muscolatura scheletrica volontaria e viscerale involontaria. La componente viscerale delle espressioni emotive regolata dalla attivazione dei sistemi ortosimpatico e parasimpatico, l'attivazione dei quali può prodursi diverse combinazioni, per cui nel corso della stessa esperienza emotiva si possono osservare attivazioni di un tipo o di un altro a carico di vari distretti dell'organismo.
Tutte queste modificazioni sono funzionali a favorire la capacità di fuga o a preparare, attraverso l'attivazione di altri stati motivi (per esempio la rabbia), a comportamenti attivi di lotta da parte del soggetto. Qualora ci si trovasse nella condizione di svantaggio o nella impossibilità di fuggire o di combattere si può avere la reazione " di finta morte ". Tale reazione, raramente adottata dai mammiferi, al contrario molto più frequente nei rettili e negli assetti consiste in una reazione di inibizione, i cui correlati organici rappresentano l'esito di una reazione di tipo parasimpatico, che porta allo " svenimento ". Anche questa reazione può essere letta in senso ad attivo dal punto di vista filo genetico, o che un individuo ferito a interrompere combattimento fingendo all'oppositore addirittura la morte, evitando così un ulteriore perdita di sangue. Inoltre il prelatore non più stimolato dai movimenti della preda, perde interesse e abbandona il campo.

Neuro-biologia della paura.

Nella comprensione della neuro anatomia funzionale della paura dobbiamo soprattutto sottolineare l'esistenza di due modalità nella precisazione degli stimoli potenzialmente pericolosi: una modalità precisa ma lenta e una grossolana ma rapida.
La prima modalità implica la precisazione dello stimolo anche da parte della corteccia frontale, cioè l'analisi approfondita delle sue caratteristiche, del suo potenziale di pericolo, delle varie interpretazioni alternative.
La seconda si attiva invece rapidamente senza coinvolgere l'attivazione della corteccia e quindi maniera in cosciente e inconsapevole.
La necessità della via rapida è data dalla relativa maggiore importanza della velocità della risposta rispetto alla precisione quando la sopravvivenza è a rischio..
Nel 1939 Kluver e Bucy studiarono il ruolo di strutture temporali micidiali, mediante l'esito della oblazione chirurgica del lobo temporale sul comportamento di alcune scimmie. Queste rispondevano in modo inappropriato gli stimoli con reazioni di paura o rabbia: ciò che sembrava compromesso era la capacità di attribuire un significato emotivo gli stimoli e rispondere a questi modo adeguato.
Nell'ultimo ventennio Le Doux e la scuola di Parigi allo identificate maniera dettagliata le vie nervose implicate nell'esperienza di paura. Le neuroscienze hanno oggi evidenziato il ruolo centrale dell'amigdala, un complesso di nuclei sotto corticali che si ritiene coordini l'esperienza coscia da una parte l'espressione periferica in coscia dall'altra, della paura, svolgendo in tal modo una funzione di integrazione fra le due componenti. L'amigdala riceve infatti proiezioni nervose provenienti dalle aree sensoriali primarie e da quelle associative secondarie che portano informazioni dettagliate sugli stimoli esterni:
d'- ai nuclei talamici, che forniscono informazioni più elementari generali, ma più rapide;
- dai visceri che portano informazioni di natura è enterocettiva.
Assolta, l'amigdala con le sue proiezioni e efferenti raggiungere aree corticali motorie e pre motoria con cui agisce le risposte comportamentali e le espressioni facciali. Oltre a proiettare recente sistema piramidale che controlla il movimento volontario, l'amigdala invia proiezioni anche nuclei extrapiramidali, che controllano i movimenti involontari, mediando in tal modo l'espressione di risposte motorie e facciali automatizzate; infine in via proiezione all'ipotalamo medio- basale e al nucleo della stria terminale, che controllano le risposte neuro endocrine e l'attivazione dei sistemi autonomici. In breve, l'amigdala può essere considerata la base dell'integrazione di informazioni provenienti dall'esterno con informazioni di natura interna in un processo di valutazione del loro significato motivo, soprattutto relazione alla pericolosità dell'oggetto esterno e al rischio per la sopravvivenza dell'individuo.
La corteccia orbitofrontale a un ruolo diverso da quello della amigdala a nelle varie fasi di elaborazione delle esperienze emotiva, poiché presiede soprattutto alla pianificazione di risposta agli stimoli in arrivo: questa struttura infatti riceve proiezioni, oltre che dalle aree corticali sensoriali e dal talamo medio- dorsale, anche da ippocampo e giro del cingolo, oltre che dalla amigdala stessa. La corteccia orbitro frontale in via proiezioni e efferenti alle aree motorie e per motorie che tramite l'ipotalamo anche sistema autonomico.
Secondo il modello di Gorman le condotte di avvitamento sarebbero mediate dalla corteccia orbitofrontale.
Inoltre la presenza di illusioni della corteccia orbitro frontale può compromettere la formazione di risposte corrette gli stimoli: la nazione di queste aree determina la totale assenza di associazioni fra stimoli e ricompense durante processi di apprendimento che coinvolgono il Condizionamento operante: quando il compito richiede di associare la ricompensa un nuovo stimolo quindi un cambiamento nella risposta individuo come lesioni della corteccia orbitofrontale tende a riprodurre comportamento appreso in precedenza, mettendo in atto comportamenti di per asseverazione e perdendo la capacità di formare risposte corrette alla variazione dello stimolo. Invece nel caso delle lesioni all'amigdala si alla totale assenza di associazioni fra stimolo per e ricompense..
Un'altra struttura coinvolta in questi processi è l'ippocampo che svolgerebbe soprattutto la funzione di elaborare le informazioni in arrivo confrontando le con quelle immagazzinate nella memoria questo confronto consente la valutazione del significato emotivo dell'informazione attuali sulla base di un raffronto con quelle già facenti parte dell'esperienza del soggetto. Non soltanto la risposta uno stimolo emotigeno attuale può essere distinte e diverse componenti corrispondenti strutture neuroanatomiche diverse, ma anche l'elaborazione e la rievocazione di esperienze emotive già vissute rappresenta un processo estremamente eterogeneo, portando ipotizzare l'esistenza di sistemi di memoria diversi fra loro.
Si tratta della ben nota distinzione fra memoria implicita e memoria esplicita: la prima agirebbe nel generare una sorta di riflesso condizionato allo stimolo, cioè una reazione automatica e rapida, mentre nel caso della memoria esplicita il soggetto consapevolmente rievoca il significato dello stimolo.

La fobia.

Abbiamo già detto che la paura è una mozione che svolge una delle funzioni più importanti per la sopravvivenza dell'individuo in quanto consiste in un sistema di avvertimento dei pericoli e di un sistema accoppiato di predisposizione a una risposta adeguata. Quando si innesta una patologia il sistema diventa disfunzionante e impedisce la possibilità di una buona qualità di vita. Le fobie sono cioè paure esagerate rispetto all'entità del pericolo oggettivo e riguardano oggetti situazioni o persone valutate emotivamente in modo eccessivo inadeguato dal soggetto rispetto alle valutazioni del gruppo di appartenenza socioculturale. Le fobie rappresenterebbero il il disturbo da ansia più frequente nella popolazione generale. Nel soggetto fobico esiste una sproporzione tra il pericolo oggettivo rappresentata dallo stimolo fobico e il vissuto del soggetto: la rappresentazione mentale dello stimolo/ situazione formica induce una reazione di disagio che giustifica di per sé l'attuazione di comportamenti difensivi e l'evitamento che ne consegue. La rappresentazione mentale dell'oggetto e della situazione formica e la reale sensazione di disagio che ne deriva induce i comportamenti difensivi anticipatori: tutte le fobie hanno in comune l'ansia anticipatoria, cioè quello stato emotivo di attesa del danno che induce lo sviluppo di un disagio psicofisico soggettivo, anche se l'oggetto della paura in se stesso, analizzato in via razionale, non rappresenta una minaccia reale all'integrità psicofisica del soggetto. Quindi l'oggetto fobico viene combattuto non tanto per il pericolo costituito dall'oggetto stesso quanto per il pericolo costituito dalle sensazioni di malessere da lui indotte.
I comportamenti fobici si caratterizzano per la egodistonicità della paura: cioè qualcosa che il soggetto stesso capisce essere strano, di non consono a se, ingiustificato e eccessivo. A differenza della paura fisiologica, la paura patologica e l'eventuale comportamento di evitamento ad esso correlato a la funzione immediata di attenuare l'ansia anticipatoria. I comportamenti fobici compromettono spesso la qualità di vita del soggetto e considerati al soggetto stesso spesso come di funzionali in quanto impedisce o rende difficili attività normali, come quella della socializzazione nel caso della fobia sociale o fare commissioni e importanti per chi è afflitto da agorafobia e impossibilitato a uscire di casa per la paura. Le fobie sono quindi intense paure ragionevoli in appropriati nel confronto di uno specifico stimolo esterno: le caratteristiche principali di questo fenomeno psico patologico sono la sproporzione della paura nei confronti della situazione da affrontare; la natura evasiva di queste paure; la ineliminabilità delle stesse con argomenti razionali; la consapevolezza della irragionevolezza o quanto meno della esagerazione insita in queste paure; la constatazione dell'intensa reazione ansiosa indotta dall'esposizione allo stimolo fobico e la conseguente tendenza all'instaurarsi di comportamenti di evitamento.
Esistono una miriade di fobie e a tutt'oggi ne sono state classificate circa 200. Possiamo classificare le categorie distinte in riferimento allo stimolo quelle indotte e:
A) tic o animali: la paura viene provocata da animali insetti. Spesso si tratta di animali che non rappresentato nel colpo nel corso dello sviluppo filogenetico della specie e reali fonti di pericolo come ragni velenosi serpenti eccetera. La paura dei dei serpenti è infatti comune a moltissime specie di animali e, dagli uccelli fino ai mammiferi: è intuitivo il significato ad attivo in quanto determinante una marcata attivazione di ci fosse simpatico seguita da un comportamento di fuga o di disgusto. La comparsa di fenomeni fotici è molto frequente nell'infanzia ma rappresentano nella maggior parte dei casi un fenomeno transitorio e fisiologico destinato a risolversi spontaneamente nel corso dello sviluppo. La psicanalisi ci illustra a come la fobia per i grandi animali tipica dei bambini molto piccoli dei tre a i sei anni circa è relazioni a fantasie orali di tipo " esser mangiati ".
Al contrario la paura per i piccoli animali che si verifica nelle età successive è correlata a paure intrusive, del tipo " essere violati ".
B) di tipo ambiente naturale: la paura viene provocata da elementi dell'ambiente naturali come temporali le altezze in quota l'acqua. La paura è associata la sensazione di essere totalmente in balia di condizioni avverse e si associa spesso alla attivazione del sistema posturale dell'equilibrio e dei suoi correlati fisiologici. La comparsa di questo tipo di fobia viene soprattutto l'età adulta.
C) tipo sangue infezioni ferite: sta alla base della fobia nei confronti degli ospedali e altre procedure mediche invasive. A differenza di altre fobie la fobia che si scatena alla vista del sangue è caratterizzata da una risposta prevalentemente di tipo vaso- vagale porto simpatica: quindi determina ipertensione arteriosa, rallentamento del ritmo cardiaco, sudorazione, vertigini, nausea, fino allo svenimento. La comparsa di questa fobia avviene soprattutto nell'infanzia.
D) il deposito nazionale: alla fobia che si manifesta in seguito situazioni specifiche svariate come trovarsi su trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori eccetera. In genere l'attivazione è di tipo ortosimpatico, con tachicardia, di Semea, contrazione della muscolatura scheletrica e viscerale, tremori che possono diventare ingravescenti e condurre a una crisi dianzi acuta in caso di impossibilità ad allontanarsi dalla situazione. In questo caso la presenza di una persona rassicurante (oggetto contro fobico) è utile ad attenuare intensità della paura, così come la consapevolezza di poter controllare la durata o l'allontanamento volontario dalla situazione.
C) altro tipo: in questa categoria vengono incluse tutte le situazioni in cui la fobia è provocata da stimoli diversi da quelli elencati nelle altre. In questi casi, si verifica ansia anticipatoria con attivazione ortosimpatica.
Le fobie si possono anche classificare in modo alternativo in base alle modalità di esordio e si distinguono:
a) fobie traumatiche l'evento con valenza spaventosa ha condizionato la genesi della fobia stessa: un soggetto morso da un cane sviluppo in seguito fobia dei cani eccetera.
b) fobie di fissazione: sono così definite le fobie che in età adulta origine avrebbero da fobie tipiche dell'infanzia e che normalmente vengono superate nelle successive fasi evolutive dai soggetti normali, ma che restano stabili nei soggetti contemperamento fobico. Questo potrebbe accadere a seguito di uno stile educativo improntato al rinforzo dei comportamenti fobici da parte dei genitori, oppure nel periodo in cui si struttura hanno le fobie qualche evento molto spiacevole riguardante l'oggetto fobico avrebbe favorito l'instaurazione di un comportamento di avvitamento che si sarebbe poi autorinforzato. Infatti la paura insegna e condiziona. L'esperienza della paura induce lo sviluppo di comportamenti anticipatori di difesa rappresentati essenzialmente dalle condotte di affidamento che allontanano l'individuo da una fonte di pericolo potenziale. L'evitamento serve ad allontanare oggetti, luoghi o persone ed è accompagnato da un sentimento di forte timore: è intuitivo come l'avvitamento riveste un ruolo funzionale dal punto di vista filogenetico sia ontogenetico


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