Dott. Riccardo Simoni


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TERAPIA PER ANSIA E DEPRESSIONE

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TERAPIA PER ANSIA E DEPRESSIONE


Assolutamente cruciale è la messa in atto, contemporanea e concomitante, di due tipi di terapia sul paziente: da una parte, la terapia farmacologia, volta a curare il disturbo biologico del cervello, fino alla remissione completa e poi alla guarigione, dall'altra, la terapia psicologica di ascolto e di sostegno per il soggetto mentalmente sofferente, una terapia che si occupi della "psiche" dell'individuo in relazione non solo al suo mondo "intrapsichico", ma anche alle relazioni "extrapsichiche" familiari e sociali..




Terapia farmacologica:


Indagini sociologiche mostrano come, tra i pregiudizi correnti sul disturbo d'Ansia e Depressione, ben il 70% ed oltre degli intervistati ritenga che siano la sintomatologia causata da debolezza emotiva (come se uno "scegliesse" di star male). Quasi il 70% del campione ritiene che sia causata da un cattivo ambiente famigliare; il 45% delega la "colpa" all'individuo che, come ne sopporta le conseguenze, dovrebbe essere in grado di sbarazzarsene con la volontà. Per quasi il 40% degli intervistati si tratta di malattie incurabili, per il 35% conseguenza di comportamenti deviati e per meno del 10% di disturbi con base biologica. In sintesi, più del 90% del pubblico ritiene che Ansia e Depressione siano malattie di natura "psicologica", mancanze dell'"anima", se non, trivialmente, "masturbazioni mentali" o speculazioni da nullafacente. Di conseguenza, gli psicofarmaci appaiono come "droghe di stato", che modificano lo stato d'animo e l'attività mentale del tutto normale in certi soggetti, in certi caratteri o in certe condizioni ("gli "psicofarmaci" fanno male al cervello, all'organismo", ecc.): la psicoterapia otterrebbe, si afferma senza cognizione di causa, in modo naturale, lo stesso risultato che gli psicofarmaci ottengono in modo artificiale.
Un'intensa attività di ricerca, clinica e farmacologia, ha portato alla scoperta di un considerevole numero di molecole caratterizzate da attività antidepressiva e suddivisi in "classi", definite secondo la loro forma o il meccanismo di azione:

" Antidepressivi Triciclici o Inibitori non Selettivi del Reuptake delle Monoaminossidasi
" Inibitori delle Monoaminossidasi (IMAO)
" Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI)
" Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina e della Noradrenalina (SNRI)
" Inibitori del Reuptake della Noradrenalina (NARI)
" Antidepressivi Noradrenergici e Serotoninergici Specifici (NaSSA)
" altri "antidepressivi atipici", che comprendono antidepressivi noradrenergici, dopaminergici e antagonisti ?-2-adrenergici
" composti naturali, quali l'Iperico (o erba di San Giovanni), da cui sono stati estratti gli unici due composti naturali ad azione antidepressiva - Euforina e Ipericina - la cui azione, peraltro, e sovrapponibile a quella della Venlafaxina, un SNRI.

Il livello di intervento farmacologico si colloca come
"THERAPIE", che interviene ripristinando una fisiologia che una malattia aveva alterato. I farmaci antidepressivi, lungi da modificare l'attività mentale, in realtà ripristinano una normalità affettiva che si era perduta a causa di una malattia fisica.
Questi farmaci antidepressivi sono farmaci di sicura efficacia, non tossici, che non danno alcuna dipendenza e/o astinenza che agiscono soltanto sulla malattia depressiva e non sulla persona e se ban utilizzati producono una guarigione stabile e definitiva.

-La terapia antidepressiva per via infusiva lenta




La terapia consiste nella somministrazione di farmaci per via infusiva endovenosa (eventualmente associata a terapie orali) e consente il controllo della tollerabilità e dei risultati. Un monitoraggio attento permette infatti di individuare e realizzare rapidamente lo schema terapeutico più adatto, sia per quanto riguarda la posologia che il controllo degli effetti collaterali. Il regime terapeutico per via endovenosa non persiste per tutta la durata del trattamento, ma si applica in genere, nelle fasi iniziali della terapia per poi ritornare alla terapia orale e la prosecuzione della stessa in regime di visite ambulatoriali, con la terapia da assumere a casa, sotto il controllo dello specialista psichiatra.

I VANTAGGI DELLA TERAPIA INFUSIONALE NEI DISTURBI PSICHICI SONO:
- completo assorbimento del farmaco
- maggiore velocità nell'assorbimento e distribuzione nei siti di azione
- vantaggi metabolici (assenza di effetto di primo passaggio)
- accelerazione dei tempi di risposta
- effetto farmacologico veloce e intenso
- maggiore tollerabilità
- utilità nei casi di resistenza alla terapia orale (farmacoresistenza) o quando precedenti terapie incongrue hanno sviluppato una farmacoresistenza (farmacoresistenza indotta)
- minimizzazione dei rischi, qualora l'età avanzata o la presenza di malattie concomitanti impongono una doverosa cautela nella prescrizione dei dosaggi;
- rischi di intolleranza soggettiva agli effetti collaterali
- particolare severità della sintomatologia e necessità di un intervento precoce rapido, efficace e risolutivo;
-precedente scarsa adesione alle prescrizioni mediche (problemi di "compliance" farmacologica);
- timori fobici ed esagerati verso le terapie psichiatriche
- si sfrutta un vantaggioso effetto psicologico della procedura di somministrazione
- si usa quando la terapia orale non è consigliabile.


Terapie non farmacologiche

Psicoterapia:



Strumento terapeutico di grande importanza per lo psichiatra è la terapia psicologica: Ippocrate insegna ai suoi discepoli che il medico cura con il farmaco e con la parola e Platone, nel "Carmide", fa dire al suo maestro Socrate: "Si fa questo sbaglio tra gli uomini che taluni cercano d'esser medici dell'una e dell'altra cosa separatamente, o della saggezza o della salute". In ogni atto medico è racchiuso anche un atto psicoterapico. Il primo ruolo della psicoterapia psichiatrica è quello di promuovere una valida alleanza terapeutica, fattore importante nell'ottimizzare gli effetti benefici del trattamento farmacologico. Tale alleanza viene stabilita attraverso l'attenta valorizzazione del transfert e del controtransfert, così come dei meccanismi di difesa, messi in atto dal paziente nel corso delle visite per il monitoraggio psicofarmacologico, alle quali si possono aggiungere incontri dedicati solo alla psicoterapia. In soggetti in cui emergano sintomi particolari o disturbi del comportamento residui o altro ancora può essere utile l'adozione di un "doppio setting", che vede la collaborazione attiva dello psichiatra per la parte farmacologica o ogni sua implicazione e la presenza di uno psicoterapeuta formato per una psicoterapia più formalizzata.
Le attuali conoscenze neuroscientifiche riguardo alle patologie mentali ci fanno ritenere che la psicoterapia non è sempre sufficiente ma è comunque sempre necessaria. In questa ottica oggi si dovrebbe parlare di "psicoterapia sequenziale", cioè un atto psicoterapico che segue l'atto farmacoterapico corretto.

Una corretta terapia farmacologia (con farmaci elettivi ed a dosaggio minimo efficace) che agisce sulla malattia fino ad azzerarla (remissione completa o Eutimia) produce l'effetto di restituire al paziente la normalità timica (assenza di ansia patologica e abbassamento patologico del tono dell'umore); questa fase si può definire come la fase di guarigione dal disturbo psicopatologico. Da questo momento segue una fase, molto delicata, di riadattamento alla condizione di normalità, che si può definire di guarigione psicologica, dalla durata molto variabile, la cui difficoltà è proporzionale ai danni comportamentali e psicologici subiti con la malattia depressiva. I principi su cui si basa una psicoterapia sequenziale, dovrebbero basarsi su un semplice principio di "insight" e di confronto, per poi aprirsi a qualunque tema che il paziente e il terapeuta ritengano importante e necessario.


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